Amerigo dal 1934

Passavo nei dintorni di Bologna ed alcuni amici, sapendo della mia passione per il buon cibo, mi hanno consigliato di recarmi a pranzo qui. Essendo persone che apprezzano la buona cucina non ho esitato a seguire il loro consiglio ed eccomi qui a raccontare questa “esperienza”. E proprio di esperienza si è trattato perchè ridurla ad una semplice “mangiata” sarebbe oltremodo riduttivo.

La trattoria si trova a Savigno, piccolo comune dell’Appenino Bolognese, a circa 30 km sia da Bologna che da Modena. Ottimo quindi per chi è in viaggio e desidera fare una pausa “differente”.

Già l’entrata della trattoria dà al visitatore l’idea di un posto particolare. Non si accede infatti direttamente alla trattoria ma si entra nella “Dispensa di Amerigo”, e ci si trova circondati da una miriade di prodotti artigianali che vanno dagli aceti ai formaggi, dai condimenti per la pasta a produzioni di verdure ed ai formaggi. Tutto rigorosamente naturale senza alcuna aggiunta di aromi di sintesi o prodotti chimici.

Riuscendo a superare questa “anteprima” (tanto ci si ripassa uscendo) si entra nella trattoria vera e propria. Al primo piano una sala con dei tavoli ed un bancone di legno con il personale che ci accoglie. Al secondo piano due diverse sale in stili differenti. Prima di salire ci si affaccia nella cucina e si vede la preparazione delle portate.

Eccomi a tavola pronto ad ordinare. Ci sono un paio di menù degustazione o è possibile ordinare alla carta. Anche per i vini è possibile scegliere se ordinare una bottiglia in particolare o lasciarsi accompagnare nella scelta con dei vini dei Colli Bolognesi che vengono serviti al calice ed abbinati di volta in volta alle pietanze desiderate.

Io ho deciso di ordinare tutto alla carta ed ecco dunque le mie scelte:

Antipasto: Animelle dorate con carciofi e tartufo nero pregiato.
Primo: Sfere morbide ripiene al parmigiano fuso e tartufo marzuolo
Secondo:
Coscia di capriolo in umido con bistecchina di capriolo e hamburger (sempre di capriolo) degli “avanzi”. Questo era il piatto del giorno non in menù; quindi la dicitura la ricordo a memoria e potrebbe non essere perfetta.

Vino: Rosso di montalcino (non ricordo la cantina per evidenti ragioni ^_^)

Non starò qui a descrivere i singoli piatti perchè non è il mio mestiere e non saprei infarcire con i giusti termini le descrizioni (come fanno i critici enogastronomici, e non solo). Basta solo dirvi che il primo boccone ha dato il via ad una emozione: emozione che poche volte mi è successo di provare, e che si è ripetuta con tutte e tre le portate.

Mentre mangiavo, nella sala c’era una selezione musicale, molto discreta, di elevata qualità; forse a memoria dell’appartenenza della trattoria all’associazione Slow Food di Carlo Petrini, legato a doppio filo al mondo della musica ed al Club Tenco. In effetti, inoltre, il consiglio di provare questa trattoria è venuto da Antonio Pascuzzo (musicista, cantante e fondatore dei Rossoantico) e da Giorgio Bulgarelli (attento osservatore e conoscitore della musica con un orecchio particolarmente capace di scoprire i nuovi cantautori).
Il silenzio della sala, nonostante la presenza di più tavoli, rende l’idea di come i commensali siano rapito dai sapori delle portate, attenti a non lasciarsi sfuggire nessuna sfumatura.

Il tutto è costato € 76.00. Sicuramente non pochissimo in periodi di crisi come quello che stiamo attraversando; ma come ho detto non è possibile valutare semplicemente la parte gastronomica in sé stessa ma tutta l’esperienza. E non esito ad affermare che, appena ne avrò l’occasione, farò più che volentieri ritorno da Amerigo.

Chi volesse saperne di più può visitare il sito: http://www.amerigo1934.it (cercando “Amerigo” su Google esce prima di Amerigo Vespucci ^_^).

PS: Sono tornato la sera perchè non avevo assaggiato le “Tigelle con gelato di parmigiano all’aceto balsamico tradizionale”, che mi era stato caldamente consigliato da tutti e due i miei “suggeritori”. Inizialmente ho avuto un po’ di difficoltà a togliermi dalla testa l’idea del gelato “dolce”… ma in qualche minuto sono riuscito ad apprezzare questa novità che mi sento di consigliare a tutti.

Buon appetito :)

Caso Lavitola – latitante anche il sito?

Al caso Valter Lavitola, direttore del quotidiano l’Avanti indagato dalla Procura di Bari nell’inchiesta sulle centinaia di migliaia di euro versate da Silvio Berlusconi a Giampaolo Tarantini, si affianco lo strano caso del sito. Il sito de l’Avanti, per l’appunto; latitante anch’esso.

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251 chilometri in 161 Giorni

Quello che sto raccontando è un episodio a dir poco assurdo, uno di quelli che ti tira fuori, a torto o a ragione, la classica frase “In Italia non funziona nulla”.

Il 23 Marzo 2011 mi reco all’ufficio postale Roma 166 per spedire un oggetto ad una persona di Avellino. Poichè la persona dovrà pagarmi per quello che gli sto mandando (dei biglietti di un concerto che avevo preso per lei), scelgo di usare Raccomandata 1 con Prova di Consegna e con Contrassegno. Ed in effetti la busta viene correttamente recapitata un paio di giorni dopo (perchè l’ho spedita il pomeriggio). E ricevo regolarmente la ricevuta di ritorno. Ottimo; ora non mi resta che aspettare il pagamento.

Ma dopo quasi 4 mesi dalla spedizione (!!!), del pagamento nessuna traccia. Alla fine decido di recarmi all’ufficio da cui avevo spedito la busta per chiedere spiegazioni. La risposta che ottengo è a diro poco disarmante:
Deve andare ad Avellino a chiedere perchè sicuramente hanno sbagliato loro“!

Ma la cosa ancora più disarmante è che l’impiegata che mi ha dato questa risposta lo ha fatto con assoluta naturalezza, come se fosse la cosa più normale del mondo.

Le rispondo ovviamente che non esiste che io per 100 euro (tale era l’importo del contrassegno) mi facessi 500 km (tra andata e ritorno) per chiedere un’ informazione.

Decido di inoltrare un reclamo ma di farlo online perchè, mi dice l’impiegata, i reclami online vengono evasi più velocemente. Sarà…

Quindi il giorno stesso (9 luglio 2011) vado sul sito delle poste e presento il reclamo (una procedura di un complicato assurdo): scansioni delle ricevute, inserimento di codici, ecc. Quasi fatto apposta per rinunciare. Ma tra me e me penso che sia fatto così per avere tutti gli elementi possibili (obbligatori) e risolvere al più presto la questione.

Finalmente riesco ad inviare il reclamo. A video mi appare un messaggio che mi conferma che il reclamo è stato inviato correttamente e mi appare un codice di protocollo che gli è stato assegnato. Non rimango sorpreso che l’unica conferma sia quella a video; nessuna email di conferma per tener traccia del reclamo inviato. Per fortuna, ormai con poca fiducia nel servizio, mi segno da solo il numero del reclamo (FDMQ4PG).

Oggi è il 2 settembre 2011. Sono passati quasi 2 mesi dal giorno in cui ho inviato il reclamo e non ho ricevuto alcuna comunicazione relativa al mio reclamo.

Dalla carte di qualità di poste.it:

I tempi di risposta variano a seconda dei diversi prodotti. In via generale l’azienda si impegna a trattare il reclamo e comunicarne l’esito al cliente entro 40 giorni lavorativi.

Ma oggi la sorpresa! E’ arrivato il pagamento!

Ora mi chiedo:

1) Se si fosse trattato di un pagamento vitale e la mancata ricezione in tempi accettabili
dello stesso avesse provocato seri danni?

2) Se questa cosa fosse una regola e non l’eccezione quanto potrebbe guadagnare Poste tenendo somme altrui nelle proprie casse per così tanti mesi?

Patente per l’uso di Internet

A volte mi capita di vedere online personaggi che usano Internet con una superficialità disarmante. Mi riferisco alle persone che usano questo potente strumento di comunicazione senza pensare minimamente a quello che comunicano (ed alle conseguenze del loro comportamento).

Facebook è un ottimo campo di studio per questo fenomeno; proprio grazie al fatto che viene usato da persone della più variegata fattispecie; studenti, disoccupati, professionisti, casalinghe, impiegati e chi più ne ha più ne metta. Il gruppo degli utenti “superficiali” non trova una corrispondenza esatta in qualcuna di queste categorie; è un “partito” trasversale.

Personalmente trovo molto fastidioso ricevere messaggi (quasi sempre inoltrati) inviati senza un minimo di analisi critica; come quando via email riceviamo “catene di Sant’Antonio” sui più inverosimili argomenti: emergenze mediche, possibilità di guadagno ecc. Fortunatamente sembra che il fenomeno via email sia diminuito notevolmente negli ultimi anni (almeno io ne ricevo molte di meno di una volta). Ma è forse dovuto al fatto che ora le persone usano molto più Facebook che la posta elettronica per comunicare.

Il problema non si limita al solo fastidio che queste comunicazioni possono creare a me, ma alle conseguenze che le stesse possono avere, sia nei confronti di terzi che nei confronti di chi invia o inotra i messaggio in questione.

Faccio qualche esempio per capirci meglio. Il 25 Agosto 2011 vedo girare questo messaggio:

“GLI HACKERS STANNO FACENDO DANNI NUOVAMENTE SU FACEBOOK!!! STANNO METTENDO FILMATI PORNOGRAFICI A NOSTRO NOME NELLE BACHECHE DEI NOSTRI PROFILI SENZA CHE NOI CE NE POSSIAMO ACCORGERE…NOI NON LI VEDIAMO, MA LE ALTRE PERSONE SI, COME SE FOSSE UNA NOSTRA PUBBLICAZIONE, A VOLTE APPARE PERSINO UN NOSTRO SUPPOSTO COMMENTO. SE VEDETE UNA COSA SIMILE NELLA MIA BACHECA AVVISATEMI E NON APRITELO PERCHE’ E’ UN VIRUS…COPIATE E PASSATE PAROLA”

Se io chiedessi a chi lo ha inoltrato di spiegarmi nel dettaglio cosa succede non saprebbe dirmelo. Mi risponderebbe solamente che gliel’ha detto un amico. Ovviamente nessuno saprebbe spiegarmi nel dettaglio il messaggio; si tratta semplicemente di un passaparola che fa leva sull’ignoranza delle persone (e sulla sensibilità che le stesse hanno per la tematica della pedofilia – tematica usata spessissimo in questo tipo di messaggio). Nel caso specifico ritengo che l’unico problema di questo messaggio si a quello di trovarsi le bacheche intasate di allarmi inutili e provi di  fondamento.

Ma ci sono casi in cui il problema non si limita a questo; ad esempio:

a tutti gli amici di facebook nn accettate richieste da un tizio ke si chiama alessandro xxxxxxxxx e un pedofilo cerca di rubare dal vostro profilo le foto dei vostri figli anzi segnalatelo e stato anke segnalato dalla polizia postale copia e incolla

Ho sostituito il cognome della persona citata con xxxxxxxxx per i motivi che spiegherò ora.
Questo messaggio (e simili) sono pubblicati da migliaia di utenti ogni giorno. Sono certo che nessuno di loro abbia verificato la veridicità del messaggio prima di pubblicarla; anche perchè, se anche fosse vera, nessuno potrebbe verificarla visto che si dice che è stato segnalato alla polizia postale (quindi ancora nessuna indagine, nessun processo, nessuna carta).

Chi invia questo messaggio però rischia di cadere nel reato di diffamazione e molto probabilmente non se ne rende conto. Il tizio in oggetto (sopratuttto se univocamente identificato – e ce ne sono di casi in cui ciò avviene), potrebbe a mio avviso denunciare per diffamazione chiunque invii o inoltri questo messaggio.

Stesso discorso vale per i prodotti. Ad esempio

Il latte ha una scadenza.
Il latte scaduto non venduto viene mandato di nuovo al produttore che PER LEGGE può effettuare di nuovo il processo di pastorizzazione a 190 gradi e rimetterlo sul mercato.
Questo processo PER LEGGE può  essere effettuato fino a 5 VOLTE.
Il produttore è obbligato a indicare quante volte è stato effettuato il processo, e in effetti lo indica, ma a modo tutto suo, nel senso che chi si è mai accorto che il latte che sta bevendo è scaduto e ribollito chissà  quante volte? Il segreto è guardare sotto il tetrabrick e osservare i numerini.
Ci sono dei numeri 12345. Il numero che manca indica quante volte è scaduto e poi ribollito il latte.
ES. 12 45 manca il “tre”: scaduto e ribollito 3 volte.
Ma non finisce qui, perché in uno scatolo da 12 buste ci saranno alcune buste dove manca il numero e altre dove ci saranno tutti i numeri.
Attenzione tutto lo scatolone avrà  ricevuto questo trattamento. In questo modo le aziende si arricchiscono, riciclando di fatto il latte scaduto, e chi ne paga le conseguenze siamo noi che di fatto beviamo acqua sporca.

Il messaggio in questione non riporta la denominazione di alcuna società. Ma ci sono stati casi in cui venivano citati prodotti o società specifiche (non entro nel merito delle campagne di boicottaggio delle varie aziende perchè non è questo il tema di questo articolo). Una volta avviato il tam tam il danno per le società è enorme e diventa praticamente impossibile recuperare la situazione. Non riesco ad immaginare che ci siano tanti utenti disponibili a diffondere una smentita di una bufala; almeno non tanti quanti quelli invece pronti a pubblicarla senza nessuna verifica.

Personalmente ho spesso scritto a chi pubblicava tali notizie che si trattava di notizie senza alcun fondamento, ma ora che ho scritto questo articolo gli manderò direttamente il link. Magari qualcuno leggerà tutto l’articolo ed “evangelizzerà” a sua volta gli altri.

Altrimenti inventiamoci un esame a cui gli utenti dovranno sottoporsi per usare internet in maniera consapevole. :)

Ps: ieri sera parlavo con un amico dell’articolo che stavo scrivendo; ci è passato per la mente anche questo: una persona potrebbe, da un account creato anonimamente, inviare un post, simile a quelli riportati in questo articolo, diffamatorio  nei propri confronti. Aspettare che qualche migliaio di persone lo condivida e poi denunciare tutti per diffamazione. Potrebbe diventare ricco :)